Station Wagon: un viaggio in Romania [terza parte] 

Viaggio in uno dei Paesi prossimamente membri dell'Unione Europea
Area: Romania - Argomenti: auto, destinazioni, Europa


Tulcea 20. 8. 99

La mattinata è trascorsa non molto differente dalla sera prima, così abbiamo deciso di ripartire per zone più bonificate, abbiamo preso il battello per tornare a Tulcea e lì dopo il recupero della macchina ci siamo rimessi sulle strade verso i Carpazi.

Altro viaggio in notturna, io guidavo e V. pensava agli zampironi, e ai pesci che non aveva mai pescato.


Busteni 21. 8. 99

Con gli zaini in spalla abbiamo risalito i monti del parco naturale Bucegi facendo il primo tratto in funivia, e poi camminando sui crepacci finché il cielo si è fatto scuro. Lungo la via si è affiancata una simpatica e furba cagnetta che assomigliava ad una jena. Arrivati quasi in cima il tempo imbruttiva, e visto che eravamo spazzati da forti scariche di vento abbiamo trovato riparo dietro un gruppo di massi in bilico su un precipizio. Piantare la tenda lì in mezzo però era impossibile, e così ci siamo dovuti costruire una terrazza, con grande movimento di macigni e terra ruspata con le mani. Su questa semplice ma funzionale costruzione rupestre abbiamo piazzato il nostro rifugio; mentre aprivamo la tenda questa si gonfiava con il vento come una mongolfiera e la immaginavo in balìa degli elementi che volava giù per l'abisso su cui eravamo arroccati. Eravamo quasi sulla sella di una montagna, scavalcata continuamente da nuvole cariche di elettricità che decidevano di passare da una vallata all' altra "colando" come panna montata. Per questo eravamo a momenti circondati da nebbie dense e improvvise, con i fulmini che ci schiantavano vicino alle orecchie; quando si liberava la visuale vedevamo il baratro sotto di noi: tra i picchi acuminati si riversava il fiume vaporoso di cui ammiravamo lampi e tuoni. Sopra le nostre teste si ergeva il missile - ripetitore che durante l'eclissi vedevamo da lontano, la sua luce intermittente sapeva di stella cometa.

Alle 19,30 dopo un pasto frugale ed un paio di vodka "Kazaciok" eravamo pronti per infilarci nei sacchi a pelo, così abbiamo giocato ai dadi per chi dovesse dormire dal lato del precipizio.

Intanto Jena si era scavata una buchetta tra due massi e riposava tranquilla.


Parco naturale Bucegi 22. 8. 99

La mattina sveglia nel nebbione, e sotto la pioggia che ci ha inzuppato per tutta la notte ci siamo incamminati per una visita al missile-ripetitore bianco e rosso; dopo aver destato i necessari sospetti da parte dei guardiani siamo tornati alla funivia accompagnati da raffiche di vento gelido e guazza. Lì abbiamo salutato la fedele Jena regalandole un biscottone.

Raggiunta la macchina abbiamo deciso di andare a visitare i famosi castelli dei vari vampiri un tempo residenti in zona, non prima di esserci rifocillati a dovere in una trattoria in stile montanaro, dove ci hanno fatto accomodare su pesantissimi troni di legno rivestiti di vello di pecora aromatizzato alla pecora. Uno dei lati negativi dei ristoranti in Romania è che le attese sono lunghissime, quando si decide di mangiare fuori bisogna prendersi una mezza giornata di tempo. Per questo, nonostante i prezzi stracciati e la qualità ottima, noi ci ritrovavamo spesso con un panino in mano. Così, dopo un pranzo a base delle tipiche zuppe e ovviamente un secondo di carne di pecora (forse quelle su cui sedevamo), siamo usciti a metà pomeriggio e siamo arrivati al vicino castello di Bran. Narra la leggenda, o meglio il libro, che qui visse il famoso conte Dracula, ma a quanto pare Vlad Tepes (il suo vero nome) non mise mai piede qui, limitandosi ad impalare Turchi in altre zone. Il maniero è comunque affascinante e rende una buona visione di quello che doveva essere stato un tempo. La guida consiglia anche le rovine di un altro castello, quello di Rasnov, che pareva essere arroccato da qualche parte su una montagna lì vicino. Durante le ricerche abbiamo chiesto informazioni ad un tipo dall'evidente aspetto straniero e con una guida in mano; lui non c'era ancora stato e ne sapeva meno di noi, quindi l'abbiamo invitato a salire. Si chiamava Clive ed era Irlandese. Abbiamo continuato a chiedere finché un contadino ci ha fatto capire che ci avrebbe accompagnato; dopo aver percorso una decina di chilometri lui ha detto di camminare per un sentiero nel bosco e se ne è andato verso una casa di pietre. Appena ho parcheggiato la Peugeot il tempo è passato da grigio a tempestoso, con le consuete secchiate d'acqua a cui ci cominciavamo ad abituare, i tuoni sopra la testa e il presentimento che il mondo finisca di lì a breve. Dopo dieci minuti, per ingannare l' attesa, decidiamo di fumare. Per l'occasione ho incartato un cannone micidiale che ci ha storditi tutti e tre. Fatto ciò ci siamo ricoperti di buste di plastica, ho preso il cavalletto e la macchina fotografica e siamo usciti nella burrasca. Nel sottobosco era quasi buio ma vedevo la fluorescenza delle gambe secche e storte di Clive uscire dai pantaloncini e pestare nel fango, non l'avevo ancora guardato bene, e ora mi sembrava la copia esatta di Woody Allen. Presto abbiamo smarrito il sentiero, ognuno aveva la sua teoria e le abbiamo presto provate tutte peggiorando la situazione. Mi immaginavo cosa dovesse pensare Clive di tutto ciò: in pochi minuti si era ritrovato fatto come una pera sotto una tormenta in compagnia di due sconosciuti persi in un bosco durante la ricerca del castello di un vampiro. Anche a me la situazione cominciava ad apparire abbastanza surreale, finché dopo aver marciato per più di un'ora abbiamo deciso di abbandonare le ricerche e di tornare a valle dov'era la macchina. Laggiù informatori più attendibili ci hanno detto che il castello era proprio sopra al punto in cui avevamo fatto salire a bordo il contadino, e che forse egli aveva bisogno solo di un passaggio a casa. Dopo la visita al maniero salutiamo Clive e lo lasciamo ad una fermata dell'autobus ancora mezzo stonato, con la sua aria da irlandese abituato a vivere tra brave persone. Noi siamo partiti per Budapest, e sulla strada ci siamo fermati a dormire in un motel dove ci siamo sbronzati tra i camionisti e le prostitute economiche.


Verso Budapest 23. 8. 99

Abbiamo passato la frontiera ad Oradea accompagnati dalla musica salsa, i nomi dei paesi sono diventati più che incomprensibili, come la voce dello speaker alla radio. Viaggiavamo sotto un cielo che sembrava artificiale tra i campi di girasoli e di mais, attraversando paesini restaurati di fresco. Sembrava che lì il comunismo non li avesse toccati più di tanto, l'unico segno del passato erano le "Trabant" che sorpassavamo. Ci eravamo lasciati dietro il povero buongusto delle case della campagna rumena ed i timidi sorrisi della gente che le abitava per passare alla linda terra Ungherese, con le sue leziosità da cugini ricchi.

Arrivati a Budapest ci siamo resi conto che l'unico modo per dormire senza spendere una fortuna è affittare una camera in una famiglia, e proprio mentre eravamo fermi ad un semaforo un signore in bicicletta ci ha infilato dal finestrino una fotocopia con una mappa, dicendo che aveva un appartamento per noi. Così ci siamo sistemati e siamo usciti a piedi per vedere la città: bellissima. Col suo aspetto da capitale nordica ci trovava spaesati, abituati ormai alla vita del "sud del mondo". Per tornare abbiamo preso un taxi, ed il tassista ci ha messo in mano degli album di fotografie di ragazze seminude in pose equivoche, con fare libidinoso ha detto se volevamo andarci a fare quattro salti insieme. Noi abbiamo rifiutato, ma lui dopo aver insistito si è incazzato e ci ha derubato una cifra spropositata per la corsa . La nostra stanza era in una ricca zona residenziale, e all'incrocio sotto casa abbiamo trovato due tizi in mimetica e bomber che stazionavano. Dapprima abbiamo pensato che fossero guardie private, poi guardando meglio abbiamo riconosciuto i tipici segni dei nazi. La loro presenza ci ha riempito di sicurezza, in quanto questo tipo di ronde notturne cercano di tenere lontani Africani, Turchi, tossici ed Italiani.


Budapest 24. 8. 99

Abbiamo deciso di fare una gita da "single", io sono stato prima al castello poi alla cittadella e ho visitato la metropolitana più antica del continente. La sera io e V. ci siamo fatti l'ultima canna che avevamo sul Danubio. Budapest è meravigliosa.


Budapest 25. 8. 99

E' stata una giornata di riposo e di shopping, V. voleva comprare alcune mappe antiche per la sua collezione, e così ci siamo ritrovati in un negozietto stipato di rotoli di carta. Il proprietario già brillo ci ha offerto un prosecco italiano. Le mappe che vendeva costavano circa 40 dollari l'una, V. ne ha prese quattro, e dopo alcuni conti mentali il negoziante ha fatto una somma di 50 dollari complessivi, V. ha pagato soddisfatto e ci siamo dileguati rapidamente. La sera dopo aver bevuto una birra in un bar stile mistico orientale stavamo tornando a casa in macchina, una pattuglia della polizia dopo averci seguito un po' ci ha fermato e sono usciti i seguenti personaggi in divisa : "Il Tortellino" (soprannominato così per le sue somiglianze), seguito da Ivan Drago , alto con i capelli biondi a spazzola e la mascella quadrata, ed una ragazza che quando ha capito cosa ci volevano fare è tornata in macchina vergognandosi. V. era alla guida, e dopo aver visto i suoi documenti ci hanno chiesto se avevamo per caso bevuto; abbiamo detto di si, una birra, ma più di tre ore prima. A quel punto Tortellino ha tirato fuori una scatola con attaccata una trombetta, e ci ha detto ripetendo un copione ben provato: "Vedete, ora il signore alla guida deve soffiare qui dentro, la macchinetta analizzerà il suo fiato e ci darà la percentuale di alcool nel suo sangue, se oltrepasserà lo zero virgola zero le pene saranno durissime". Prontamente Ivan Drago ha tirato fuori un opuscolo della polizia locale in tre lingue che illustrava a cosa stavamo andando incontro: la pena minima per aver bevuto anche una cosa insignificante erano trecento dollari di multa ed il sequestro del passaporto e dell'auto per un tot di giorni, la pena più grave era l'arresto. Tortellino con fare viscido è venuto da me a dirmi che se V. soffiava lì dentro sarebbe stato impossibile poi trovare una soluzione, perché la macchinetta registrava tutto; intanto V. sicuro della sua sobrietà voleva soffiare ed andarsene, ma Ivan Drago gliela allontanava subito chiedendogli se era sicuro. Abbiamo cominciato a sentire puzza di bruciato, loro continuavano a prospettarmi cose terribili, finché Tortellino mi ha detto di dargli qualcosa, loro poi avrebbero scritto una multa per una sosta vietata. Ho posto la parola fine a quel fottuto teatrino mettendogli in mano 100 dollari e ringraziandoli di cuore.


Budapest 26. 8. 99

La mattina siamo partiti per Vienna dove V. conosceva un paio di persone, uno non lo siamo riusciti a trovare perché si bucava, l'altro lavorava in un locale italiano ed era molto gentile, ci ha rifocillato, e ci ha trovato da dormire e da fumare. Ho conosciuto Lorenzo, un altro amico di V., anche lui lavorava in un locale di compaesani, non stava zitto un attimo ed era completamente fulminato, simpatico però. Abbiamo girovagato nella bella ed opulenta Vienna dove tutti mangiano e sembrano pieni di soldi, lo sfarzo delle vetrine ci abbagliava e non eravamo più abituati a queste espressioni dell'occidente. La sera siamo andati a fumare su un ponte sul Danubio, splendido come sempre ci ha incantato con i suoi riflessi; lo rivedevamo per l'ultima volta dopo averlo risalito dalla foce, abbiamo visto le civiltà che ci sono cresciute intorno, la gente che ci lavora, che ci pesca, che ci si lava.

Che differenza tra i poveri e dignitosi Rumeni che stupiscono per la loro semplicità ed il loro calore, gli Ungheresi, ed infine gli aristocratici Viennesi che tramite questo corso d'acqua spediscono i loro detriti ed escrementi fin giù in Romania.


Vienna 27. 8. 99

La mattina ci siamo svegliati sotto un cielo plumbeo e l'aria ci ha suggerito che l'estate era quasi finita. Io, V., e Gianluca (un altro romano emigrato), siamo andati a trovare Lorenzo nel bar dove lavorava. Lì si consumava alla grande, così ci siamo spiegati il perché delle famose panze viennesi; intanto Lorenzo cuoceva spaghetti e serviva birroni spumeggianti, ogni tanto una pizza andava per terra per poi essere servita con larghi sorrisi.

La nostra prima giornata d'autunno si consuma tra cibi, bevande e canne in salotto, la sera siamo usciti con i nostri ospiti ed un gruppo di ragazzi italiani che lavoravano qui, sistemati, annoiati e con i soldini in tasca. E' iniziato il nostro pellegrinaggio per gli innumerevoli locali di Vienna, il divertimento dei giovani sembrava essere passare da un bar all' altro, cercando di superare qualche limite. Ne avremo visitati almeno cinquanta.


Venezia 28. 8. 99

Siamo ripartiti per Roma, così io, Gianluca e V. abbiamo salutato Lorenzo ancora in pigiama, sembrava così indifeso nella sua strampalata purezza. Abbiamo caricato i bagagli sulla Peugeot che oramai con la sua crosta di fango aveva guadagnato un aspetto assai vissuto tra le lustre auto viennesi. Abbiamo deciso di fermarci la notte a Venezia, dove siamo arrivati di sera. L'abbiamo visitata girando tra i vicoli bui ed era sempre bella e fastosa, rilassante e piena di mistero, a me faceva pensare di essere in una scenografia di un film, un film su Venezia. Gianluca non l'aveva mai vista ed era affascinato dai nostri itinerari lontani dalle mete turistiche. Poi ci hanno rapinato centomila lire per tre pizze surgelate ed un litro di vino sfuso. Il consueto cannone nel "sotoportego" ci ha condotti ad un profondo sonno.


Roma 29. 8. 99

La mattina l'abbiamo passata ancora girando per il centro sotto una pioggerella che si è trasformata presto in temporale, ne abbiamo approfittato per subire un altro furto in un bar; da un rapido calcolo io e V. abbiamo speso di più negli ultimi cinque giorni che nei venti precedenti .

Sul bagnato siamo arrivati a Roma, e ho salutato Gianluca e V. .

Presto mi sono ritrovato bloccato nel traffico dove fissavo le luci immobili degli stop delle auto davanti a me.

La pioggia sul vetro mi rendeva una visione distorta e romantica della realtà; quando il tergicristallo ha reso tutto più nitido, ho visto che ero fermo sotto lo stesso pilone da cui ero partito.

[Fine]

Data: 28/05/2005


L'autore

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